Il 4 aprile 1949, a Washington, i ministri degli Esteri di dodici Stati dell'Europa occidentale e del Nord America firmarono l'atto costitutivo del Patto Atlantico e della organizzazione militare in cui esso andava già concretandosi, la NATO. Si concludeva così quel primo capitolo del dopoguerra che dalla vittoria della coalizione antifascista (ma, anche, dai bombardamenti atomici di Hiroshima e Nagasaki) era giunto alla “guerra fredda” tra Est e Ovest e alla minaccia d'una terza guerra mondiale. Lo schieramento dell’Italia tra le potenze della NATO maturò sul piano diplomatico nei primi mesi del 1949 ed ebbe il suo momento decisivo nel dibattito alla Camera dei giorni 11-18 marzo, che culminò in un'ultima seduta di oltre cinquanta ore e che resta tra i più drammatici dell'intera storia politica e parlamentare italiana. Il clima di sfrenato anticomunismo del periodo compattò la maggioranza del 18 aprile contro le esigenze neutraliste, internazionaliste e pacifiste che erano rappresentate dal PCI e dal PSI ma che, investendo anche parte del mondo cattolico, avevano l'appoggio della maggior parte del paese. Si trattò, quindi, di un grave trauma arrecato alla vita e alle speranze soci
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